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mercoledì, 30 aprile 2008

Serena Variabile

via_madonna_dei_monti

BISOGNA TOGLIERE PER COSTRUIRE

Così ripete Anatoly Demyanenko guardando dritto in volto i dodici allievi disposti a risodigatto sul palcoscenico.

… chi aspira a fare del teatro la propria vita deve avere

 il coraggio di spogliarsi delle maschere ed

eliminare le cose e gli affetti superflui.

Il giovane attore

 deve tenere a mente e mettere in pratica

 questa semplice regola:

BISOGNA TOGLIERE PER COSTRUIRE.

Andate e disfatevi di tutto ciò che impedisce

 all’anima vostra di procedere libera nella creazione .

Serena chiude per un istante il verdeedera degli occhi e lascia che le parole del maestro s’attorciglino per bene tutt’attorno cuore & cervello. Uno, due, tre secondi. Torna a passod’oca nello spogliatoio, si piazza davanti lo specchio, sgancia il piercing dal naso e lo getta drittodritto nel cestino. Sfila la tuta, sfila le scarpe, infila la gonna, infila la porta ed esce dal teatro senza salutare.

 

-         Figlia mia, sei tornata?

Serena lancia mezzo sguardo alla madre davanti Porta A Porta, corre in cameretta e strappa dal muro la locandina del film I cento Passi.

-         Figlia mia, se vuoi mangiare qualcosa ti ho lasciato lo spezzatino. Oppure c’è ancora del minestrone in frigo: riscaldatelo.

Serena toglie ad una ad una le foto in bianco & nero appese sopra il cuscino- La prima comunione, quel tramonto al mare di due estati fa, il mosaico in controluce di Santa Maria, il debuttoateatro, io&marta a fare linguacce, un clown a piazza Navona, un bacio a occhi chiusi, una vecchia sedia in paglia sul proscenio.

-         Figlia mia, guarda che devi dare una mano a tuo fratello con i compiti!

Serena leva subito dalla mensola la scatola coi braccialetti equosolidali, la trousse di Naj- Oleari, l’immagine di Padre Pio che le aveva dato nonna, la busta d’incenso. Sistema tutti gli oggetti che ha tolto nella busta dell’immondizia. E fa un bel fiocco.

-         Figlia mia, ha telefonato tuo padre mezz’ora fa: dice che viene a prenderti domenica mattina e che poi andate insieme a mangiare il pesce a Fiumicino. Ha detto se lo richiami domani in ufficio. Verso le undici.

Serena apre l’armadio, prende lo zaino e ci mette dentro il minimoindispensabile. Lancia mezzo sguardo alla madre davanti Porta A Porta e butta le chiavi di casa sul divano rose&fiori. Annuncia.

-         Io vado via.

 

Al Circo Massimo una delle quattro piccole amiche squaglia lentamente il fumo; una delle quattro piccole amiche dice che le stelle, stasera, sono tali&quali alle lentiggini di CandyCandy; una delle quattro piccole amiche sorride, annuisce e le accarezza i capelli; una delle quattro piccole amiche tace e guarda fisso per terra. La prima fa un tiro e passa la canna, la seconda fa un tiro e passa la canna, la terza fa un tiro e passa la canna. La quarta fa di No con il dito, si alza e tira la canna lontano, verso quelli che suonano la chitarra. Ed annuncia.

-         Ragazze, basta, siete patetiche e noiose quanto le canne che vi fumate! La nostra amicizia è finita. Io non ho più bisogno di sballare per vedere le cose in modo diverso. Ho preso coraggio e mi sono tolta le maschere. E ora la verità è qui che mi batte nel petto. Io non ho più bisogno di andare insieme al cinema, di fare insieme un giro al centro, di mangiarci insieme una cosa, di commentare insieme la viscerale bellezza dei quadri di Frida Kahlo, la becera antipatia dei romani, il culo dei ragazzi, il carisma di Capossela, la voglia di diventare mamma. In una parola, voi e la vostra noia mi togliete energia e creatività. Voi siete come come un sassolino che gira per l’anima e rende pesante ogni desiderio. E, allora, io vi prendo e vi tolgo di mezzo. Vado via. Buona fortuna.

 

Fabio tiene la mano di Serena già da mezz’ora, quando decide di parcheggiare la macchina, sistemarsi meglio col sedile e passarle la lingua lungo il lobo dell’orecchio sinistro. Poi prende dolcemente a sussurrare: Anche se è solo pochi mesi che stiamo insieme, ti amo già tanto piccola mia.

Mentre stringe voracemente la bocca del maschio fra le labbra, Serena recupera lo zaino da dietro, apre in silenzio lo sportello, si toglie di dosso il suo respiro e gli sussurra dolcemente: Io non ti amo per niente piccolo mio. E anche se è solo pochi mesi che stiamo insieme, ti dico che non si può fare arte se si sta insieme a qualcuno. Arte & Amore sono simili a Caino & Abele: l’uno sarebbe pronto a fare schiavo e ad uccidere l’altro. Mentre io voglio procedere libera e da sola nella creazione. Non è colpa tua. Un bacio. Vado via.

 

La ragazza passa la notte in un angolo ben riparato dal vento di Via Madonna dei Monti. Al mattino si sveglia e corre a pisciare al Mc’ Donald di Via Nazionale. Si guarda per benino allo specchio, prende la macchinetta dallo zaino e si rasa a pelle in quattro e quattr’otto. Afferra poi il cellularechevibra dalla tasca, nota che ci sono dieci chiamate perse, lo butta nel cesso e tira forte lo scarico. Serena va via. A teatro.

 

Anatoly Demyanenko seleziona oggi gli attori giusti per la compagnia disponendo gli allievi a risodigatto sul palcoscenico, fissandoli in volto per tre secondi e facendo qualche semplice domanda. Il maestro si avvicina a Serena; il verdeedera dei suoi occhi si è ridotto ora ad una piccolissima radice fredda e scura di dimenticanze. Deglutisce.

-         Serena, che fine hanno fatto i tuoi capelli? E l’orecchino che avevi al naso? Perché hai tolto tutto? Hai uno sguardo spento. Sembri una pianta che ha perso tutta la sua linfa. Non mi piaci più. Eri meglio prima. Va via!


postato da: Zob76 alle ore 30/04/2008 14:36 | link | commenti (75)
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venerdì, 18 aprile 2008

LA PRIMAVERA E' UNA STAGIONE AGGRESSIVA (devo cautelarmi)

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postato da: Zob76 alle ore 18/04/2008 08:47 | link | commenti (29)
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mercoledì, 02 aprile 2008

I DOLORI DEL GIOVANE SCHENKER (ovvero cortoromanzo di disin- formazione)

bowie

C’è una volta la granulosa voce di nonna che smette ogni mezz’ora di litigare con la televisione per scivolare nelle orecchie di Nicholas Schenker:

“Tesoro mio,

tu che dici

che quelli non sono i tuoi veri genitori

ma

che ti hanno adottato quand’eri piccolo,

non scordare che

il Diavolo è padre della menzogna

e

la Menzogna è madre dell’inganno,

Attento, figlietto mio, parla poco e dì il vero:

ascolta a nonna!”

 

Il bambino risponde di Sì, ruota di mezzo giro gli occhi sul crocifisso, prende un foglio Fabriano A4, lo mette sul libro di storia e passa tutto il pomeriggio a disegnare mamma&papà sorridenti e con le corna.

Cèna con pasta-fettina-insalata, guarda Ken il guerriero e va a nanna alle dieci ché domani devi andare a scuola.

 

-       Allora Nicholas, chi è salito al potere in Germania nel gennaio del 1933? Che succede, non lo sai? Nicholas, perché ieri non hai fatto i compiti di storia? Allora, sentiamo!

Di scatto la bocca del piccolo Schenker prende a contorcersi come una croce uncinata. Le spalle si stringono in singhiozzi e i piccoli occhidisasso schizzano dal banco alla lavagna, dalla finestra e alla maestra. Dappertutto. In lacrime.

-       Maestra, è che a me ieri è morta nonna…

-       Sul serio, Nicholas?

-       … è morta ieri pomeriggio mentre guardava le televisione. Non respirava più, stava male e io ero da solo e ho dovuto chiamare IL DOTTORE perché mamma&papà erano a fare spesa alla Metro. Mi dispiace, maestra, mi dispiace. La prossima volta faccio tutti i compiti. Glielo prometto. Giuro su papà.

-       Non ti preoccupare, Nicholas, quando succedono queste cose, i compiti non sono importanti. E non c’è bisogno di giurare. Fa niente.

 

All’età di venticinque anni suonati i dolori del giovane Schenker hanno preso la forma di un ragazzotto tutto lingua&capelli intento a fare formichinaformichina sull’ombelico della neolaureata Stefanie Drobits.

-       Amore, rimani qui con me stasera? I miei sono fuori. Possiamo prendere qualcosa dal cinese, metterci nel lettone e rivedere Il favoloso mondo di Amélie. Dai, amore mio, dimmi di sì!

Di scatto il giovane Schenker ritira la lingua dalla pancia, lascia ondeggiare i capelli su di un lato e butta gli occhidisasso negli occhidiacqua della giovane Drobits. Splash!

-       Amore, mi dispiace, ma devo andare a fare compagnia a nonna che sta male. A casa se ne fregano tutti e io sono l’unico su cui lei può contare veramente. Ti ho già spiegato quanto le voglio bene… è lei che mi ha cresciuto, in realtà. Mi dispiace, amore, la prossima volta resto qui con te e faccio io da mangiare: giuro su mia madre. Ti amo tanto piccola mia.

-       Non c’è bisogno di giurare. Ti amo anche io. E non sai quanto.

Nicholas se la scopa per benino, sorride, saluta, attraversa la città con disincanto primaverile, compra fiori&preservativi e citofona al numero 6 della Blindengasse 27: BLASEN

-       Chi è?

-       Amore, sono io, Nicholas… apri ché ho portato una sorpresa!

 

Il giorno del suo trentatreesimo compleanno, i turbamenti del nonpiùgiovane Schenker si annidano nella sciagura della calvizie e nel pensiero che Markus, il suomiglioramico, lo stia cercando ininterrottamente da due giorni.

-       Pronto?

-       Pronto, Nicholas… grazie a Dio, finalmente ti trovo! Ma perché non rispondevi ai miei messaggi?

-       Quali messaggi? Guarda che a me non sono mai arrivati, te lo giuro.

-       Ah…

-       Te lo giuro: a me non è arrivato niente.

-       Vabbè, senti, mi devi fare un grosso favore. Lukas, mio figlio, si opera oggi alle 5 e mi ha chiesto se potevi passare a trovarlo prima dell’operazione. Io e Anna andiamo lì fra mezz’ora… se vuoi, ti veniamo a prendere.

-       Oggi?

-       Sì, alle cinque.

-      

-       Nicholas?

-       Mi dispiace, Markus, ma non posso. Nonna è caduta ieri dalle scale e si è rotta il femore. Tocca a me farle il bagno, prepararle qualcosa da mangiare, metterla a letto. Tu sai bene in che condizioni è… e proprio oggi la filippina ha chiamato e ha detto che sta male. Sono l’unico che può aiutarla. Ti giuro su Dio che mi dispiace un casino. So che mi capisci.

-       Già.

-       Manda, però, un bel baciotto a Lukas da parte mia. Ok?

Nicholas attacca, s’accende una sigaretta, si passa le mani sulla pelata e compone il numero ****207829

-       Pronto Thomas, sono Nicholas. Sì, oggi è il mio compleanno e volevo invitarti per l’aperitivo. Ti va bene alle cinque o è troppo presto?

 

L’uomo senza qualità di Nicholas Schenker celebra i suoi primi quaranta anni con la morte di mamma&papà e una doccia infinita nel bagno di casa. Si asciuga dappertutto con silenziosa armonia, si mette davanti allo specchio e comincia a spargere la schiumadabarba sulle guance, sul collo, sulla bocca.

Si toglie poi gli occhiali e nota con contegno che gli occhidisasso sono velati da un sottilissimo strato di lacrime.

Di scatto il cuore dello Schenker prende ad accartocciarsi come un bacherozzo, il sudore riempie la fronte e un filo di voce zigzaga fra i singhiozzi e lo specchio. (Lo specchio ha la mia faccia.)

“Tesoro mio,

tu che dici

che quelli non sono i tuoi veri genitori

ma

che ti hanno adottato quand’eri piccolo,

non scordare che

il Diavolo è padre della menzogna,

la Menzogna è madre dell’inganno

e

tu sei figlio del Nulla.

Vivi la tua vita da solo come un sasso in fondo al mare”

 

Dietro la porta del bagno sta ad origliare una sagoma di vecchia.

 

-        Che c’è Nicholas mio: parli da solo?

 


postato da: Zob76 alle ore 02/04/2008 23:02 | link | commenti (48)
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martedì, 18 marzo 2008

Lo scafandro e la farfalla

stupeurettremblements

 

Scrivere crea uno strato di grasso

 che protegge dagli scherzi del destino.

Qualunque cosa accada, ci saranno sempre le parole

 a salvarmi, a riportarmi a galla dalla violenza della vita.

Diventerò semplicemente invulnerabile,

e ogni cosa, evento, persona

 passerà per la mia anima senza mettere mai radice.

Viola è talmente fiera di questo pensiero da averlo scritto in rosso sul frontespizio del diario dove torna a fare il resoconto di ogni giornata.

Martedì 18 marzo 2008

Oggi io e Mirko abbiamo passato l’intero pomeriggio a fare l’amore. O meglio, lui era tutto occhi cazzo e mani da macellaio, mentre io giacevo fra le coperte come un pezzo di vacca da insaccare a ripetizione. Una, due, quattro volte. Su e giù. Sopra e sotto. Destra e sinistra. Pensavo alla malattia di mamma e a come la sua pelle si stia lentamente ritirando dal viso. Papà dice che guarirà, ma io non ci credo. Non mi piace credere al lieto fine. Al cinema li odio. Quando guardo i film io, spero sempre che vinca il male. I buoni sono noiosi: hanno tutti gli occhi blupiscina e la voce identica a quella del medico che cura mamma e ripete sempre: “C’è stato un piccolo miglioramento…ora vediamo come va la settimana prossima.”

 

Giovedì 3 aprile 2008

Io e Mirko ci siamo lasciati. Ero sulla tazza del cesso quando gli ho mandato il messaggio: “Per i primi due anni abbiamo camminato fianco a fianco e ti ho amato per davvero. Ora però sento che ho preso una strada molto diversa dalla tua e non possiamo più andare avanti insieme. Devo stare da sola. Mi dispiace, Viola.” E ho tirato lo scarico tre volte. Nel nome del padre, del figlio e dello spirito santo. Amen. Mi sono sciacquata le mani con cura e sono venuta qui a scrivere.  

 

Domenica 25 maggio 2008

Stasera Giulia mi ha detto di essere incinta. Sono stata un’ora e mezzo al telefono con lei. Dice che riesce già a sentire la testa del bambino e se lo immagina grosso e capoccione come Luca. Le ho detto speriamo di no che tu sei molto più bella e ci siamo fatti una risata di circostanza lunga dieci secondi. Poi sono andata in cucina e ho mangiato qualche fragola guardando la tv.

Non ce la faccio ad immaginarmi mentre pulisco il culo di un neonato, pensare di doverlo consolare quando piange o di sgridarlo mentre interrompe il discorso dei grandi. No, non ce la faccio. Non voglio diventare mamma. Le mamme sono vulnerabili e prima o poi si ammalano. Tutte. Io la penso come Amélie Nothomb, che resta incinta ogni anno e partorisce a settembre il nuovo romanzo. Meglio un libro che un bambino fra le mani.

 

 

Mercoledì 30 luglio 2008

Temo di essermi innamorata di Daniele. Me ne accorgo dall’imbarazzo che mi prende quando arriva a casa e chiede come sta la signora Teresa. Riesco a reggere il nero dei suoi occhi soltanto qualche secondo, poi devo infilare lo sguardo in qualche posto neutro e lontano, tipo il battiscopa del muro in cucina. Gli parlo con la paura di sbagliare le parole e questa debolezza non mi fa dormire la notte. Devo difendermi e mettermi a scrivere. Al più presto.

Giovedì 7 agosto 2008

Io e Daniele ci siamo baciati verso le 3 di oggi pomeriggio. Era venuto a portare un mazzo di fiori alla mamma, mi ha preso poi per mano e mi ha baciato a lungo in cucina, con le persiane del balcone socchiuse e un filo d’aria che passava in mezzo alle gambe. Non riesco a capire come proteggermi. Non riesco a capire se devo proteggermi.

 

Venerdì 19 settembre 2008

La mamma è in ospedale da una settimana. Sta talmente male che anche il medico occhiazzurrato si guarda bene dal dire qualcosa. Io e Daniele siamo andati a trovarla manonellamano. Non abbiamo detto una parola. L’abbiamo guardata e riguardata e poi ce ne siamo andati a casa, sul letto, dove sono rimasta tutto il pomeriggio con la testa fra le sue mani. In silenzio.

 

Sabato 27 settembre 2008

 

Ho lasciato Daniele. Non voglio nessuno tranne le mie parole. Passo delle ore a tastarmi il polso, in cerca del cuore. Non lo sento più. E forse è un bene.

 

Venerdì 3 ottobre 2008

Mamma è finalmente morta stamattina alle sei. L’infermiere ci ha svegliato dicendo di correre in ospedale ché la situazione stava precipitando. Nessuno ci ha creduto: sapevamo tutti che se n’era andata. Io, anziché piangere, mi sono messa a scivolare sul corrimano delle scale nel parcheggio. Facevo su e giù senza ragione. Mi ripetevo soltanto che le parole sciolgono le maledizioni. Basta essere pazienti, mi ripetevo. 

Domenica 5 ottobre 2008

Al funerale di mamma ci sono andata con la sciarpa che mi aveva regalato Giulia l’anno scorso. Me la sono stretta per bene intorno al collo e ho cominciato a sorridere a tutti. Ho preso il diario e l’ho lasciato cadere nella fossa insieme alla terra. Pensavo, che almeno queste parole possano mettere radice.


postato da: Zob76 alle ore 18/03/2008 23:35 | link | commenti (66)
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venerdì, 07 marzo 2008

Tra poco torno in libertà

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postato da: Zob76 alle ore 07/03/2008 18:49 | link | commenti (21)
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martedì, 19 febbraio 2008

Anima Mundi

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Come ogni mattina Anastasia veste il vecchio cappotto Donnamoderna, annoda al collo la sciarpa, infila il voice recorder nella borsa e pronuncia queste parole come avesse una bollicina da schiacciare sulla punta della lingua.

-        “Vado a studiare all’università. Torno stasera. Non ti preoccupare.”

Mette la macchina fotografica9 nella tasca sinistra e scivola oltre porta e portone con passo da gattopardo, senza sfiorare il corrimano delle scale. Sale sul metro & bus con ritegno silenzioso e scende dal metro & bus con la pellicina delle dita che sguazza fra i denti.

Passa davanti al Colosseo, attraversa via dei Fori Imperiali, supera l’altare della patria e camminacammina fino a Largo Argentina, davanti l’ingresso della Feltrinelli, dove nasconde gli occhi fra il rosciomicio dei capelli per guardare senza essere guardata. Comincia a scrivere:

  

Un uomo, una donna, un bambino,

 un uomo, una donna, un bambino,

un vecchio col cappello tra le manidirughe, uno bellocomeilsole,

 una donna col pancione, uno grossogrosso con uno seccosecco,

un ragazzino, due ragazzini, tre ragazzini,

una donna con laspesa, un carabiniere pelato, uno al cellulare,

una bruttissima,

due che si baciano, due che si parlano, due che si evitano, due di due, un prete con turiste biondobirra, una tipa che fuma,

neri, bianchi, gialli e rossi,

tanti tanti tanti ricchi & tanti tanti tanti poveri,

un uomo che guarda solo per aria,

una donna che guarda solo per terra

un bambino che guarda solo me.

 

 Stringe coi denti il labbro inferiore e segna: 89 persone, 178 occhi, 890 dita della mano, 158647415 quintali di pensieri, 7 grammi d’ anima.

 

Sulla fontana di piazza del Pantheon, Anastasia sceglie di sedere proprio in mezzo alla gente. Accavalla le gambe e fa finta di guardare la scritta sul frontone: M. AGRIPPA L: F: COS TERTIUM FECIT. Accende il voice recorder e registra con ritegno silenzioso:

no, ma scusa, eh… sirena della polizia…

mo’ devo campa’ da malato pe’ mori’ da sano?

 violino in lontananza…

That’s simple: everything you know is wrong

tosse di donna… ciò ‘na fame allucinante

plastica accartocciata

Gare à toi, Mathieu: le naturel revient au galop !

clacson… cellulare… cigolìo di carrozza…

il problema è che le donne non sanno stare da sole!

 No, ora tu dimmi se hai mai sentito parlare di una donna eremita?

un passo… due passi… tre passi…  

Aber, Schönheit vergeht und Tugend besteht...

accendino... piccolo urlo...

Capito, piccola mia? Sforzati di ignorare il dolore altrui!

Solo così si sopravvive: con un cuore senza orecchie .

ruttino di bébé... passaggio di aereo...

Mi scusi, signorina, sa che ora é ?

 

Sfila un ciuffo di ricci dalla sciarpa, spinge STOP e scopre il quadrante dell’orologio. Annota con cura: 8 voci, 94 parole, 29 verbi, 188 Megahertz di angosce, 12 anni luce di ricordi, 340 cavallivapore di desideri, 6 grammi d’anima.

 

Davanti la statua di Giordano Bruno a Campo de’ Fiori, Anastasia cammina avantindietro col cappuccio in testa e la Canon a tracolla. Ferma le persone prima con uno sguardo e poi, congiunte le mani, articola le labbra:

- Signora, mi scusi, possiamo farci una foto insieme, per favore? Noi portiamo un sorriso a chi non ce l’ha.

Certa gente la ignora, certa gente la prende in giro, certa gente guarda in basso e scappa via.

Certa genteJ si ferma di buon grado, certa gente si aggiusta i capelli, certa gente resta lì fino a quando Anastasia schiaccia l’ultimo CLICK e ringrazia tutti con un inchino.

 

16 foto, 4534598204384 capelli, 28001 Gigabyte di dubbi, 34 decibel di idee, 7 grammi d’anima. 7+6+7= 20 grammi. Manca un grammo.

 

Anastasia sale e scende dal metro & bus stringendo ogni cifra fra i denti e il labbro inferiore. Manca un grammo. Sente il petto bruciare e nota che ora in cielo la luna ha color cartaigienica. Manca un grammo. Ruota tre volte le chiavi nella toppa e scappa in camera.

- Io non mangio. Ho da studiare.

Anastasia incolla le fotografie di oggi accanto le fotografie di ieri sopra le fotografie dell’altro ieri in mezzo alle fotografie di due giorni/una settimana/un mese fa sulla parete della piccola stanza a forma di niente.

Si stende sul letto e riascolta a non finire le voci del mattino insieme a quelle dei giorni passati. Una, due, dieci, cento volte; avantindietro attraverso occhi, voci, parole, pensieri, grammi d’anima.

Piange Anastasia e non sa perché. Piange e raccoglie le lacrime in una tazza. Piange ed annota sul quaderno:

Tutti gli sforzi s